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Caffè:
l'opinione del dietologo
Dott. Del Toma primario dietologo - Ospedale Forlanini - Roma - Consulente U.N.C.
Per il dietologo il caffè è un genere voluttuario, una bevanda cosiddetta «nervina» che stimola anche le secrezioni gastriche, ma sostanzialmente priva di valore calorico, salvo per lo zucchero che vi si può aggiungere.
Più complesso e controverso è il discorso in termini clinici per quanto riguarda l'esponente farmacologicamente attivo del caffè, cioè la caffeina, specie in considerazione dell'abuso illogico e spesso pericoloso che se ne fa in alcuni ambienti sociali e in certe collettività lavorative.
Molte variabili come la qualità del caffè e le modalità di torrefazione e di preparazione, la soglia individuale di stimolazione, l'assuefazione, l'assunzione a digiuno o dopo i pasti, possono giustificare le posizioni contrapposte di eminenti studiosi riguardo all'uso continuato del caffè anche se limitato a poche tazze giornaliere.
Indubbiamente la caffeina contenuta in
una tazzina di caffè all'italiana è già in grado di svolgere la sua azione farmacologica di stimolo, che potrebbe essere mal tollerata o dannosa per persone iperemotive, irritabili e sofferenti di insonnia, per gli ipertiroidei, per gli ulcerosi o i gastropatici o per i coronaropatici, mentre lo stesso stimolo farmacologico, se privo di effetti collaterali indesiderabili, sarà utilmente ricercato da una diversa schiera di soggetti.
Il consumatore deve sapere, inoltre, che il caffè casalingo contiene più caffeina dell'espresso preparato al bar (in genere 120-150 mg. contro 80 mg.) e che un caffè molto lungo ha estratto dalla polvere il massimo di caffeina ed avrà quindi un effetto farmacologico maggiore anche se la diluizione e il gusto fanno generalmente pensare il contrario.
Tratto da Ting Internazionale anno 2°- n.3
Non si può esaurire in breve un argomento così dibattuto, ma si può ragionevolmente riassumere dicendo che se non vi sono motivi validi per sconsigliare a un soggetto sano il consumo di qualche caffè, specie se a stomaco pieno, non vi sono neppure motivi per incoraggiarne la diffusione, pur rammentando che quando il consumo individuale supera le cinque tazzine giornaliere si è già nel campo delle tossicomanie cosiddette «minori».
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